Artrite psoriasica e articolazione temporo-mandibolare
- L’artrite psoriasica può colpire anche l’articolazione temporo-mandibolare (ATM), causando dolore, rigidità e progressiva perdita della funzione mandibolare.
- Nelle forme avanzate la distruzione articolare può compromettere gravemente la masticazione, il linguaggio e la qualità della vita.
- Le moderne terapie farmacologiche consentono oggi di controllare l’infiammazione nella maggior parte dei pazienti.
- Quando il danno articolare diventa irreversibile, la sostituzione dell’ATM con una protesi articolare rappresenta una soluzione efficace e scientificamente validata.
Introduzione su Artrite psoriasica dell’ATM
L’artrite psoriasica è una malattia infiammatoria cronica immunomediata che interessa circa il 20-30% dei pazienti affetti da psoriasi. Sebbene le articolazioni più frequentemente coinvolte siano quelle delle mani, dei piedi, delle ginocchia e della colonna vertebrale, anche l’articolazione temporo-mandibolare (ATM) può essere interessata dal processo infiammatorio.
Il coinvolgimento dell’ATM rappresenta una manifestazione relativamente rara ma potenzialmente devastante della malattia. Nei casi più gravi può determinare una progressiva distruzione articolare, con importanti ripercussioni sulla funzione masticatoria, sulla nutrizione e sulla qualità della vita.
Negli ultimi anni l’evoluzione delle terapie biologiche e lo sviluppo delle moderne protesi articolari personalizzate hanno profondamente modificato la prognosi di questi pazienti.
Cos’è l’artrite psoriasica?
L’artrite psoriasica è una malattia infiammatoria cronica appartenente al gruppo delle spondiloartriti.
È caratterizzata da:
- infiammazione articolare persistente
- erosione ossea progressiva
- alterazioni della cartilagine
- fenomeni di neoformazione ossea
Dal punto di vista immunologico, la malattia è sostenuta da una complessa interazione tra:
- linfociti T
- citochine infiammatorie
- fattore TNF-α
- interleuchine IL-17 e IL-23
Questi mediatori determinano una progressiva distruzione delle strutture articolari.
L’ATM può essere colpita dall’artrite psoriasica?
Sì.
Sebbene meno frequentemente rispetto ad altre articolazioni, l’ATM può essere coinvolta durante l’evoluzione della malattia.
La prevalenza riportata in letteratura varia considerevolmente in base ai criteri diagnostici utilizzati e alle metodiche di imaging impiegate.
Alcuni studi suggeriscono che alterazioni dell’ATM possano essere presenti in una percentuale significativamente superiore rispetto a quanto clinicamente evidente.
In molti pazienti il coinvolgimento iniziale può essere silente e manifestarsi solo nelle fasi più avanzate.

Come l’artrite psoriasica danneggia l’ATM
L’infiammazione cronica interessa progressivamente:
- membrana sinoviale
- capsula articolare
- cartilagine articolare
- osso subcondrale
- condilo mandibolare
Con il tempo si sviluppano:
- erosioni ossee
- deformità condilari
- riduzione dello spazio articolare
- fibrosi articolare
Nei casi più severi può verificarsi una vera e propria distruzione dell’articolazione.
Sintomi dell’artrite psoriasica dell’ATM
Dolore mandibolare
È il sintomo più frequente.
Il dolore può essere:
- localizzato davanti all’orecchio
- irradiato alla tempia
- irradiato al collo
- peggiorato dalla masticazione
Rigidità articolare
Molti pazienti riferiscono:
- rigidità mattutina
- difficoltà ad iniziare i movimenti mandibolari
- sensazione di articolazione “bloccata”
Riduzione dell’apertura orale
L’infiammazione cronica può provocare:
- limitazione dell’apertura della bocca
- difficoltà alimentari
- problemi durante le cure odontoiatriche
Rumori articolari
Possono comparire:
- click
- crepitii
- rumori articolari multipli
Alterazioni della masticazione
Nei casi avanzati il paziente può sviluppare:
- difficoltà masticatorie
- affaticamento muscolare
- perdita di efficienza funzionale
Diagnosi
La diagnosi richiede un approccio multidisciplinare.
Spesso collaborano:
- reumatologo
- chirurgo maxillo-facciale
- odontoiatra esperto in ATM
- radiologo
Esame clinico
La valutazione comprende:
- dolore articolare
- mobilità mandibolare
- funzione masticatoria
- presenza di rumori articolari
Risonanza Magnetica
La risonanza magnetica rappresenta l’esame di riferimento per identificare:
- sinovite
- versamento articolare
- alterazioni del disco
- infiammazione attiva
TAC Cone Beam e TAC multislice
Permettono di studiare:
- erosioni ossee
- deformità del condilo
- anchilosi
- perdita di volume articolare
Terapia conservativa
Nelle fasi iniziali il trattamento mira a controllare l’infiammazione.
Farmaci antinfiammatori
Possono essere utilizzati:
- FANS
- corticosteroidi in casi selezionati
Farmaci biologici
Negli ultimi anni hanno rivoluzionato il trattamento.
I principali bersagli terapeutici includono:
- TNF-α
- IL-17
- IL-23
Queste terapie consentono spesso di rallentare o arrestare la progressione della malattia.
Fisioterapia mandibolare
Può contribuire a:
- mantenere la mobilità
- ridurre la rigidità
- preservare la funzione
Quando la terapia conservativa non è più sufficiente?
In alcuni pazienti il danno articolare progredisce nonostante il controllo farmacologico.
Possono comparire:
- dolore severo persistente
- grave limitazione funzionale
- deformità articolare
- perdita quasi completa della funzione mandibolare
In queste situazioni si può rendere necessario un trattamento chirurgico.

La terapia con protesi articolare dell’ATM
La sostituzione protesica dell’ATM rappresenta oggi il trattamento di riferimento nei casi di distruzione articolare avanzata.
Le indicazioni più frequenti comprendono:
- artrite infiammatoria terminale
- anchilosi
- gravi deformità articolari
- fallimento di precedenti interventi
Come è fatta una protesi dell’ATM?
Le moderne protesi sono generalmente composte da:
Componente cranica
Realizzata in materiali altamente biocompatibili.
Componente mandibolare
Progettata per sostituire il condilo mandibolare distrutto.
Molti sistemi protesici sono oggi:
- personalizzati
- progettati mediante pianificazione virtuale 3D
- adattati all’anatomia del singolo paziente
Quali risultati si possono ottenere?
Le principali casistiche internazionali mostrano:
- significativa riduzione del dolore
- aumento dell’apertura orale
- miglioramento della funzione masticatoria
- elevata soddisfazione dei pazienti
I risultati sono generalmente stabili nel lungo periodo.

Un esempio clinico tipico
Una paziente affetta da artrite psoriasica severa può sviluppare nel tempo:
- dolore mandibolare cronico
- apertura orale ridotta a pochi millimetri
- impossibilità a masticare correttamente
Dopo la sostituzione protesica bilaterale dell’ATM è spesso possibile ottenere:
- recupero della funzione
- significativa riduzione del dolore
- miglioramento della qualità di vita
Prognosi
Grazie alle moderne terapie biologiche molti pazienti non raggiungono più gli stadi terminali osservati in passato.
Tuttavia, quando il danno articolare è ormai irreversibile, la sostituzione protesica dell’ATM rappresenta una delle più importanti conquiste della chirurgia maxillo-facciale moderna.
Domande frequenti (FAQ)
L’artrite psoriasica può colpire la mandibola?
Sì. Sebbene non sia la sede più frequente, l’ATM può essere interessata dalla malattia.
Quali sono i sintomi più comuni?
Dolore vicino all’orecchio, rigidità, difficoltà ad aprire la bocca e problemi nella masticazione.
La terapia biologica può evitare l’intervento chirurgico?
In molti casi sì. Il controllo precoce dell’infiammazione può rallentare la progressione del danno articolare.
Quando è necessaria una protesi dell’ATM?
Quando l’articolazione è gravemente danneggiata e le terapie conservative non sono più efficaci.
Le protesi dell’ATM durano nel tempo?
Le evidenze scientifiche mostrano elevati tassi di sopravvivenza protesica e ottimi risultati funzionali a lungo termine.
Bibliografia essenziale
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- Gossec L, Coates LC, de Wit M, et al. Management of psoriatic arthritis. Annals of the Rheumatic Diseases. 2024.
- Alstergren P, Kopp S. Arthritis and the temporomandibular joint. Oral Diseases. 2021.
NOTE SULL’AUTORE
Dr. Luca Guarda Nardini è Medico Chirurgo, specializzato in Chirurgia Maxillo-Facciale, Otorinolaringoiatria e Odontostomatologia, con oltre 35 anni di esperienza clinica e scientifica.
È Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Maxillo-Facciale presso l’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso e Professore a contratto presso l’Università di Padova.
È riconosciuto tra i principali esperti italiani e internazionali nel trattamento delle disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare e dei disturbi cranio-facciali.
Il dr. Luca Guarda Nardini si occupa di chirurgia maxillo facciale per la risoluzione di problematiche complesse come il trattamento delle disfunzioni dell’articolazione mandibolare e la chirurgia orale.







