Il mento sfuggente
Il “mento sfuggente” (detto anche ipomentonismo o microgenia) è una condizione anatomica in cui il mento appare arretrato rispetto al profilo facciale, creando uno squilibrio estetico tra mento, naso e labbra. Può essere presente dalla nascita (congenito) o acquisito (es. post-trauma o a seguito di alterazioni della crescita mandibolare).
Caratteristiche del mento sfuggente
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Profilo del viso poco armonico (il mento appare rientrante o poco sviluppato).
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Il collo e la mandibola possono sembrare poco definiti.
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Spesso è associato a malocclusioni dentarie (es. seconda classe scheletrica) o a ipoplasia mandibolare.
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In alcuni casi può accentuare l’aspetto di un naso prominente o di un viso “debole”.
Trattamenti del mento sfuggente
Il trattamento dipende dalla gravità del difetto, dalle cause sottostanti e dagli obiettivi estetico-funzionali. Ecco le principali opzioni:
1. Trattamenti non chirurgici (minimamente invasivi)
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Filler dermici a base di acido ialuronico o idrossiapatite di calcio:
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Iniezioni temporanee per aumentare la proiezione del mento.
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Durata: 6–18 mesi.
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Indicato nei casi lievi o come test prima della chirurgia.
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2. Mentoplastica chirurgica
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Mentoplastica additiva con impianto protesico:
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Inserimento di una protesi in silicone o altro materiale biocompatibile tramite incisione intraorale o sottomentoniera.
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Adatta per correggere l’ipomentonismo con buona previsione del risultato.
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Mentoplastica con osteotomia di avanzamento:
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Tecnica avanzata che consiste nel taglio e nello spostamento in avanti dell’osso mentoniero.
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Più indicata nei casi con disallineamento scheletrico significativo o se si vuole evitare una protesi.
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Chirurgia ortognatica:
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Nei casi di malocclusione o seconda classe scheletrica.
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Prevede la correzione complessiva delle ossa mascellari e mandibolari, talvolta in combinazione con la mentoplastica.
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Cosa è la mentoplastica?
La mentoplastica è un intervento di chirurgia estetica il cui scopo è di modificare il volume e la sporgenza del mento rendendo più armonico il volto.
Sono diverse le dismorfie del mento che sono causa di sproporzioni, in eccesso o in difetto, relativamente agli altri parametri del volto. In alcuni casi il soggetto ha un mento troppo prominente (si parla di prognatismo), in altri può essere eccessivamente sfuggente, talvolta il mento può essere troppo spigoloso oppure troppo smussato. Le dismorfie del mento sono da ricercarsi generalmente nello sviluppo eccessivo o, viceversa, ridotto, dell’osso della mandibola; talvolta a tali problemi di sviluppo sono associate una ipo- o ipertonicità di uno dei quattro muscoli masticatori, il cosiddetto muscolo massetere.
La mentoplastica non è considerato un intervento particolarmente complesso (sia dal punto di vista tecnico sia relativamente all’invasività chirurgica), ma è consigliabile non eseguirlo prima che nel soggetto si sia conclusa la fase di crescita delle ossa, fase che generalmente termina verso i 18 anni di età.
Tipi di interventi di mentoplastica
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Mentoplastica additiva: per aumentare la proiezione del mento. Può essere realizzata:
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con impianti protesici (in silicone, polietilene, ecc.),
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oppure tramite osteotomia di avanzamento, cioè lo spostamento in avanti di una porzione dell’osso mandibolare.
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Mentoplastica riduttiva: per ridurre un mento prominente, spesso limando o rimuovendo parte dell’osso mandibolare.
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Mentoplastica di reposizionamento: per correggere asimmetrie o anomalie della posizione del mento.
Complicazioni e problematiche potenziali
Come ogni procedura chirurgica, anche la mentoplastica comporta dei rischi. Le principali complicazioni includono:
1. Problemi legati all’anestesia
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Reazioni avverse, seppur rare.
2. Infezione
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Soprattutto nei casi di impianti protesici.
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Può richiedere la rimozione dell’impianto.
3. Ematomi o sieromi
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Accumuli di sangue o siero sotto la pelle che possono necessitare drenaggio.
4. Alterazioni della sensibilità
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Parestesie (formicolii o intorpidimento) al labbro inferiore e al mento per coinvolgimento del nervo mentoniero.
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Solitamente temporanee, ma in rari casi possono essere permanenti.
5. Mobilità dell’impianto o del segmento osseo
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Se non ben fissato, un impianto o una porzione ossea può spostarsi, compromettendo il risultato estetico.
6. Cicatrici
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In caso di accesso esterno (sotto il mento), sebbene generalmente minimali.
7. Asimmetrie
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Differenze tra i due lati del mento, talvolta richiedenti un ritocco chirurgico.
8. Riassorbimento osseo
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Possibile con l’uso prolungato di protesi rigide.
9. Insoddisfazione estetica
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Nonostante il successo tecnico, il risultato può non corrispondere alle aspettative del paziente
Casi clinici
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