La mentoplastica (o genioplastica) comprende interventi chirurgici finalizzati a modificare la forma, le dimensioni o la proiezione del mento: si distingue in mentoplastica additiva (aumento del mento) e mentoplastica riduttiva (riduzione del mento). Scelte tecniche, indicazioni e risultati variano a seconda dell’anatomia, delle esigenze del paziente e degli obiettivi estetici o funzionali. Questo articolo sintetizza le evidenze recenti, i casi clinici più significativi e le linee guida pratiche per aiutare pazienti e professionisti nel processo decisionale.
🔎 In Sintesi: Mentoplastica Additiva e Riduttiva
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La mentoplastica additiva aumenta la proiezione del mento tramite protesi o genioplastica ossea (sliding genioplasty).
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La mentoplastica riduttiva ridimensiona un mento prominente migliorando proporzioni e armonia del profilo.
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La scelta tra impianto e osteotomia ossea dipende da anatomia, grado di difetto e aspettative del paziente.
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Le tecniche ossee offrono maggiore stabilità nel lungo termine; gli impianti consentono recupero più rapido ma comportano rischi legati al materiale.
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Le complicanze più comuni includono infezione, asimmetria e parestesie temporanee del nervo mentale.
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Una corretta pianificazione pre-operatoria e un’attenta selezione del paziente sono determinanti per risultati naturali e duraturi.
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Le evidenze scientifiche recenti confermano elevati livelli di soddisfazione quando l’indicazione chirurgica è appropriata.
Criteri pratici di selezione
Per scegliere la tecnica più appropriata si valutano: proporzione facciale (profilo laterale), rapporto naso-mento, occlusione dentale, presenza di asimmetrie, età, aspettative del paziente e comorbilità. L’obiettivo è sempre un risultato armonico rispettoso della mimica e della funzione.
OBIETTIVI DELLA MENTOPLASTICA
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Additiva: aumentare la proiezione antero-posteriore o la larghezza del mento; indicata in microgenia/retrogenia.
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Riduttiva: ridurre un mento prominente (macrogenia), correggere disproporzioni, migliorare l’armonia del profilo.
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Riposizionamento/avanzamento (sliding genioplasty): combina riduzione/addizione e consente spostamenti ossei tridimensionali per profili complessi o scorrettamente proporzionati.
Tecniche principali di mentoplastica
Mentoplastica additiva: protesi vs genioplastica ossea (sliding/osteotomia)
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Protesi (alloplastica): inserimento di impianti in silicone o altri materiali. Vantaggi: procedura relativamente semplice, tempi operatori e recupero più rapidi. Svantaggi: presenza di corpo estraneo, rischio di infezione, migrazione, visibilità/irregolarità, riassorbimento osseo cronico in casi rari. Revisioni e rimozioni sono documentate in letteratura. ([turn0search2], [turn0search6], [turn0search17])
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Genioplastica ossea (sliding genioplasty / osteotomia): osteotomia del mento con avanzamento, riduzione o spostamento verticale. Vantaggi: risultato permanente senza protesi, migliore controllo tridimensionale. Svantaggi: procedura più invasiva, rischio maggiore di parestesie temporanee del nervo mentale, tempi di guarigione più lunghi. Studi suggeriscono soddisfazione elevata e buona prevedibilità (anch’essa supportata da review recenti). ([turn0search3], [turn0search14], [turn0search16])
Mentoplastica riduttiva
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Tecniche di rimodellamento osseo: rimodellamento diretto o scorrevole, resezione dell’eccesso osseo, modellamento dei tessuti molli. Scelta della via di accesso (intraorale o sotto-mento) basata su visibilità della cicatrice, estensione dell’intervento e preferenze del chirurgo. ([turn0search7], [turn0search11])
Soluzioni non chirurgiche
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Filler permanente/riassorbibili per correzioni temporanee o prova estetica (più usati per aumento modesto). Sono un’opzione meno invasiva ma non sostituiscono le correzioni ossee in casi di microgenia significativa.
Valutazione preoperatoria e pianificazione
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Analisi fotografica e cefalometrica: studio del profilo laterale e delle proporzioni (linea di Ricketts, angoli naso-mento-mento etc.).
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Valutazione occlusale e ortodontica: in caso di malocclusione o necessità di correzione dentale, discutere integrazione ortognatica.
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Esame neurologico sensoriale: baseline per il nervo mentale.
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Riscontro aspettative: simulazioni digitali 3D o prova con filler per verificare il risultato.
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Informazione sui rischi specifici: infezione, spostamento, parestesia, asimmetria, necessità di revisione chirurgica.
Risultati attesi e soddisfazione del paziente
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Le recensioni e gli studi recenti mostrano alte percentuali di soddisfazione sia per impianti sia per genioplastica ossea, con lievi differenze: la genioplastica ossea tende a offrire maggiore predicibilità in cambiamenti traslazionali e meno complicanze legate a corpo estraneo; gli impianti offrono recupero più rapido e minore dolore post-op.
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Aspettative realistiche e comunicazione pre-operatoria sono fattori critici per il successo percepito.

Complicanze: frequenza, prevenzione e gestione
Complicanze comuni mentoplastica
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Protesi: infezione, migrazione, visibilità, riassorbimento corticale, reazioni a corpo estraneo. Alcuni studi raccolgono percentuali variabili di infezione e rimozione del dispositivo; la letteratura segnala che una quota significativa delle complicanze da impianti può richiedere rimozione.
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Genioplastica ossea: neuropatia del nervo mentale (di solito transitoria), ematoma, infezione, recidiva o relapse in casi di osteotomie grandi.
Strategie di prevenzione
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scelta accurata del paziente (età, qualità ossea, aspettative), tecniche asettiche rigorose, profilassi antibiotica quando indicata, corretto posizionamento e fissazione osteosintetica, follow-up pianificato.
Gestione delle complicanze
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Infezione o esposizione dell’impianto: spesso rimozione dell’impianto e gestione della ferita; successiva rivalutazione per possibile reimpianto differito.
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Parestesia persistente: valutazione neurologica; nei casi cronici considerare terapie farmacologiche o interventi correttivi se indicati.
Casi clinici emblematici
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Studi comparativi recenti indicano che per difetti mild-to-moderate la protesi può fornire risultati rapidi e soddisfacenti, ma con rischio più alto di revisioni per problemi legati al materiale. La sliding genioplasty fornisce risultati stabili e soddisfazione elevata soprattutto nei casi di retrusione marcata o necessità di modifica verticale. ([turn0search1], [turn0search12])
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Segnalazioni di rari casi di osteolisi corticale anteriore causata da impianti sottolineano la necessità di follow-up radiologico in pazienti con sintomi o esposizione di impianto. ([turn0search13], [turn0search17])
Percorso terapeutico consigliato
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Valutazione iniziale: foto, cefalometria, valutazione occlusale, discussione aspettative.
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Scelta della tecnica: impianto se deficit lieve/moderato e paziente preferisce intervento meno invasivo; genioplastica ossea se deficit severo o richiesta di riposizionamento osseo.
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Piano operatorio e consenso informato: discutere rischi specifici e possibili alternative (fillers, ortodonzia, interventi combinati).
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Intervento e gestione post-op: controllo dolore, dieta morbida, monitoraggio ferita.
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Follow-up a lungo termine: valutazione estetica e funzionale, radiografie se indicato.
Comunicazione al paziente: punti chiave da chiarire
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Differenza tra risultato temporaneo (filler) e permanente (osseo/protesico).
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Possibilità e tempi di revisione.
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Potenziali sensazioni transitorie (intorpidimento) e tempi di recupero (settimane-mesi).
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Impatto su masticazione e funzione: in genere minimo con tecniche corrette, ma attenzione in interventi complessi o combinati.
Considerazioni etiche e estetiche
La mentoplastica tocca aspetti identitari e di immagine corporea: valutare la motivazione del paziente, cercare coerenza con proporzioni facciali naturali e sconsigliare procedure se le aspettative sono irrealistiche. L’approccio etico include informazione completa su benefici, rischi e alternative.
Innovazioni e prospettive future
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Stampa 3D e planning virtuale: modelli personalizzati per impianti e guide chirurgiche.
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Materiali avanzati: biomateriali con migliore integrazione tissutale e minor rischio di reazioni.
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Tecniche mininvasive e combinazioni con filler autologhi (lipofilling) per risultati naturali e meno invasivi.
❓ Domande Frequenti sulla Mentoplastica Additiva e Riduttiva
La mentoplastica è un intervento doloroso?
L’intervento viene eseguito in anestesia locale con sedazione o in anestesia generale, quindi non si avverte dolore durante la procedura. Nel post-operatorio possono comparire gonfiore e fastidio moderato, generalmente controllabili con terapia analgesica per alcuni giorni.
Quanto dura il gonfiore dopo una mentoplastica?
Il gonfiore è normale nelle prime 2–3 settimane. La maggior parte dell’edema si riduce entro un mese, ma il risultato definitivo può essere apprezzato pienamente dopo 2–3 mesi.
La mentoplastica lascia cicatrici visibili?
Nella maggior parte dei casi l’accesso chirurgico è intraorale, quindi non sono presenti cicatrici esterne visibili. In alcune tecniche particolari può essere utilizzata una piccola incisione sotto il mento, generalmente poco evidente.
Qual è la differenza tra protesi mentoniera e genioplastica ossea?
La protesi mentoniera prevede l’inserimento di un impianto per aumentare la proiezione del mento. La genioplastica ossea, invece, modifica direttamente l’osso mandibolare tramite un’osteotomia. Quest’ultima consente correzioni più precise e permanenti, ma è leggermente più invasiva.
La mentoplastica è permanente?
La genioplastica ossea offre un risultato permanente. Le protesi sono anch’esse durature, ma in rari casi possono richiedere revisione nel tempo. I filler, invece, hanno effetto temporaneo.
Posso combinare la mentoplastica con altri interventi?
Sì. Spesso la mentoplastica viene associata a rinoplastica, lifting facciale o interventi ortognatici per migliorare l’armonia complessiva del profilo.
Ci sono rischi di perdita di sensibilità al mento?
Può verificarsi una riduzione temporanea della sensibilità del labbro inferiore o del mento a causa della vicinanza del nervo mentale. Nella maggior parte dei casi il disturbo è transitorio e si risolve spontaneamente.
Dopo quanto tempo posso tornare alla vita normale?
Le attività leggere possono essere riprese dopo pochi giorni. Attività sportive intense sono generalmente sconsigliate per circa 3–4 settimane, secondo indicazione del chirurgo.
Come capisco se ho bisogno di una mentoplastica additiva o riduttiva?
La scelta dipende dalla proporzione del mento rispetto al resto del volto. Un’analisi fotografica e cefalometrica durante la visita specialistica permette di definire l’intervento più appropriato.
La mentoplastica cambia l’espressione del viso?
Se pianificata correttamente, la mentoplastica migliora l’armonia senza alterare l’espressività naturale. L’obiettivo è valorizzare le proporzioni, non modificare l’identità del volto.
mentoplastica
La scelta tra mentoplastica additiva (impianto) e mentoplastica riduttiva/ricostruttiva (genioplastica ossea) dev’essere personalizzata. Entrambe le tecniche offrono ottimi risultati quando indicate correttamente: la genioplastica ossea predilige la stabilità e l’assenza di corpi estranei, mentre l’alloplastica può essere preferibile per interventi più rapidi con recupero accelerato. Una valutazione multidisciplinare (chirurgo plastico/ maxillo-facciale, ortodontista quando necessario) e una comunicazione chiara delle aspettative sono fondamentali per il successo.
Bibliografia essenziale (selezionata)
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StatPearls. Facial Chin Augmentation. Harris WC et al., 2024. (NCBI Bookshelf).
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Kauke-Navarro M. Implant-Based Chin Augmentation Vs Osseous Genioplasty. Review (2025).
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Liao CD et al. Complications Following Alloplastic Chin Augmentation. PubMed, 2023.
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Cleveland Clinic. Sliding Genioplasty: procedure and outcomes. 2022.
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Razmara F. Satisfaction Level of Patients with the Outcome… PMC, 2024.
NOTE SULL’AUTORE
Dr. Luca Guarda Nardini è Medico Chirurgo, specializzato in Chirurgia Maxillo-Facciale, Otorinolaringoiatria e Odontostomatologia, con oltre 35 anni di esperienza clinica e scientifica.
È Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Maxillo-Facciale presso l’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso e Professore a contratto presso l’Università di Padova.
È riconosciuto tra i principali esperti italiani e internazionali nel trattamento delle disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare e dei disturbi cranio-facciali.
Il dr. Luca Guarda Nardini si occupa di chirurgia maxillo facciale per la risoluzione di problematiche complesse come il trattamento delle disfunzioni mandibolari e la chirurgia orale.







