Tossina botulinica nella paralisi del nervo facciale
La tossina botulinica di tipo A (BoNT-A) rappresenta oggi uno degli strumenti più utilizzati nella gestione delle conseguenze della paralisi periferica del nervo facciale, soprattutto quando, dopo la fase iniziale di paralisi, compaiono sinchinesie, ipertono, spasmi e asimmetria facciale.
Non si tratta, però, di una terapia che “riattiva” direttamente il nervo facciale paralizzato. Il suo obiettivo è diverso: ridurre selettivamente l’attività dei muscoli che lavorano troppo o in modo involontario, riequilibrando i movimenti del volto e migliorando, in molti pazienti, funzione, simmetria e qualità di vita.
La presentazione scientifica Botulinum Toxin in Facial Nerve Paralysis – A Systematic Review of Literature, predisposta per il Congresso EACMFS 2026, sottolinea proprio questo ruolo della tossina botulinica nella fase cronica della paralisi facciale, in particolare nelle sinchinesie e nell’asimmetria residua.
Che cosa succede dopo una paralisi del nervo facciale?
Il nervo facciale, VII nervo cranico, controlla la maggior parte dei muscoli responsabili dell’espressione del volto. Una sua lesione può determinare una paralisi più o meno completa di un lato del viso.
Le cause sono numerose: paralisi di Bell, infezioni, traumi, interventi chirurgici, tumori, patologie neurologiche o congenite.
Nella fase iniziale il problema principale è la perdita di movimento: il paziente può avere difficoltà a chiudere l’occhio, sorridere, muovere la bocca o esprimere normalmente le emozioni.
La situazione può però cambiare durante il recupero.
Quando le fibre del nervo facciale si rigenerano, alcune possono raggiungere muscoli diversi da quelli originariamente innervati. Si crea così una rigenerazione aberrante, alla quale possono contribuire anche fenomeni di sprouting assonale e modificazioni a livello del nucleo del nervo facciale e dei circuiti centrali.
Il risultato può essere la comparsa delle sinchinesie facciali: un movimento volontario provoca contemporaneamente un movimento involontario.
Un esempio tipico è:
il paziente cerca di sorridere e contemporaneamente l’occhio del lato paralizzato tende a restringersi o a chiudersi.
Oppure:
durante la chiusura degli occhi compare involontariamente un movimento della bocca.
La sinchinesia può interessare anche il muscolo platisma e la regione cervicale. La revisione internazionale e le raccomandazioni cliniche pubblicate sul tema considerano la sinchinesia una vera alterazione della coordinazione dei movimenti facciali, distinta dalla paralisi iniziale.
La presentazione fornita per questo articolo riporta inoltre che la paralisi periferica del facciale ha un’incidenza della paralisi di Bell nell’ordine di 20–30 casi per 100.000 persone/anno e che una quota dei pazienti non recupera completamente; le sinchinesie possono diventare una delle conseguenze più invalidanti nella fase successiva.
La tossina botulinica non cura direttamente il nervo: riequilibra i muscoli
È importante chiarire questo punto.
La tossina botulinica non rigenera il nervo facciale e non è un trattamento sostitutivo della chirurgia di rianimazione facciale quando esiste una paralisi flaccida irreversibile.
La sua azione principale avviene a livello della giunzione neuromuscolare.
La tossina blocca in modo reversibile il rilascio di acetilcolina dalle terminazioni nervose, riducendo la contrazione del muscolo nel quale viene iniettata. L’effetto è quindi una sorta di denervazione chimica temporanea e selettiva.
Nel trattamento delle conseguenze della paralisi facciale questo meccanismo viene utilizzato con grande precisione:
-
si indebolisce un muscolo che si contrae eccessivamente;
-
si riduce una contrazione involontaria;
-
si attenua una sinchinesia;
-
si può ridurre l’iperattività del lato sano;
-
si può migliorare la simmetria del volto.
La presentazione EACMFS 2026 evidenzia inoltre un possibile secondo livello d’azione, legato alla modulazione della trasmissione di neurotrasmettitori e dei circuiti del dolore, oltre al tradizionale blocco neuromuscolare.
Il concetto fondamentale, tuttavia, è semplice: non si deve paralizzare il volto, ma ridurre selettivamente i movimenti che interferiscono con quelli fisiologici.
In quali forme di paralisi facciale viene utilizzata?
L’indicazione più importante non è la paralisi acuta in sé, ma le sue sequele funzionali e dinamiche.
1. Sinchinesia post-paralitica
È probabilmente l’indicazione più caratteristica.
Il paziente ha recuperato almeno in parte la funzione del nervo, ma la rigenerazione è avvenuta in maniera non corretta.
La tossina viene utilizzata per ridurre l’attività dei muscoli coinvolti nella contrazione involontaria.
Le situazioni più frequenti comprendono:
-
chiusura involontaria dell’occhio durante il sorriso;
-
contrazione della bocca durante la chiusura degli occhi;
-
contrazione involontaria del platisma;
-
eccessiva tensione della regione periorale;
-
sorriso asimmetrico;
-
contrazioni dolorose o fastidiose;
-
rigidità e ipertono del lato colpito.
Le raccomandazioni internazionali considerano il training neuromuscolare facciale il trattamento di base, seguito dalla tossina botulinica quando persistono sinchinesie clinicamente significative. La chirurgia viene generalmente riservata ai casi selezionati che non ottengono un risultato soddisfacente con il trattamento conservativo e con la tossina.
2. Asimmetria facciale
L’asimmetria può essere presente sia a riposo sia durante il movimento.
In alcuni pazienti il lato paralizzato presenta una ridotta attività muscolare, mentre il lato sano diventa relativamente iperattivo.
Questa situazione può essere definita ipercinesia controlaterale.
In questi casi la tossina può essere utilizzata anche sul lato apparentemente sano, per ridurne selettivamente l’iperattività e ottenere un maggiore equilibrio tra i due lati.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 ha analizzato 16 studi e ha rilevato benefici della tossina botulinica nel trattamento a lungo termine dell’asimmetria facciale associata a paralisi e sinchinesia, con miglioramenti estetici e della qualità di vita; gli effetti sono generalmente temporanei e richiedono trattamenti periodici. Gli autori sottolineano però la scarsità di studi di alto livello sull’impiego nella fase acuta.
Tossina botulinica nella paralisi acuta: è indicata?
Questa è una delle questioni più delicate.
Durante la fase acuta della paralisi facciale, il problema principale è la perdita di funzione del nervo. Il trattamento deve quindi essere orientato innanzitutto alla causa e alla protezione delle funzioni compromesse, in particolare quella oculare.
Nella paralisi di Bell, ad esempio, il trattamento iniziale può comprendere corticosteroidi e, in situazioni selezionate, antivirali.
La tossina botulinica non rappresenta il trattamento standard per riattivare il nervo paralizzato.
Può invece avere un ruolo selezionato nel controllo dell’asimmetria o di fenomeni di iperattività, ma le evidenze nella fase acuta sono molto più limitate rispetto a quelle disponibili per le sequele croniche. La letteratura recente conferma infatti che il beneficio della BoNT-A è meglio documentato nella gestione a lungo termine di sinchinesia, ipercinesia e asimmetria.
In altre parole:
paralisi acuta ≠ indicazione automatica alla tossina botulinica.
La decisione deve essere presa dopo una valutazione specialistica del grado di denervazione, della prognosi di recupero e dell’eventuale comparsa di movimenti patologici.
Quando iniziare il trattamento?
Non esiste un’unica data valida per tutti.
La tempistica dipende da:
-
causa della paralisi;
-
gravità della lesione;
-
grado di recupero spontaneo;
-
presenza di sinchinesie;
-
muscoli coinvolti;
-
funzione residua;
-
obiettivi del paziente;
-
risposta alla riabilitazione.
Nella sinchinesia consolidata, il trattamento viene generalmente programmato quando il quadro motorio è sufficientemente definito.
Le raccomandazioni internazionali sottolineano che la chirurgia irreversibile dovrebbe essere considerata solo dopo la stabilizzazione del quadro, generalmente almeno 12–15 mesi dall’evento e, idealmente, dopo circa 18 mesi. Questo non significa che la tossina debba necessariamente essere rimandata fino a quel momento: la BoNT-A è reversibile e può essere utilizzata durante la fase di riabilitazione quando esiste un’indicazione clinica.
Quali muscoli possono essere trattati?
Il trattamento deve essere personalizzato sulla base del movimento patologico, non semplicemente sulla diagnosi di paralisi facciale.
Tra i muscoli più frequentemente considerati vi sono:
-
orbicolare dell’occhio;
-
zigomatico maggiore e minore;
-
elevatore del labbro superiore;
-
depressore dell’angolo della bocca;
-
mentoniero;
-
platisma;
-
muscoli perinasali e periorali.
Il principio è quello di individuare il muscolo responsabile del movimento indesiderato e ridurne l’attività senza compromettere eccessivamente i movimenti volontari.
La revisione sistematica del 2023, che ha incluso 34 studi e 1.314 pazienti, ha evidenziato proprio l’ampia variabilità delle sedi di iniezione, delle dosi e degli intervalli tra i trattamenti. La metanalisi quantitativa disponibile, pur limitata a tre studi e 106 pazienti, ha mostrato un miglioramento significativo dei punteggi della Synkinesis Assessment Questionnaire.
Questo è un punto importante: non esiste una “ricetta” universale per la tossina nella paralisi facciale.
Perché il trattamento deve essere estremamente preciso?
Il volto contiene numerosi piccoli muscoli che svolgono funzioni molto diverse e che sono anatomicamente vicini.
Un’iniezione eccessiva o posizionata nel muscolo sbagliato può provocare:
-
ptosi palpebrale;
-
difficoltà nella chiusura dell’occhio;
-
asimmetria del sorriso;
-
alterazione della parola;
-
difficoltà nel bere o nel trattenere i liquidi;
-
debolezza eccessiva del labbro;
-
rigidità o aspetto poco naturale del volto.
Per questo motivo l’obiettivo non è utilizzare la dose massima tollerabile, ma la dose minima efficace.
La presentazione EACMFS 2026 riassume efficacemente questo principio: palpazione, elettromiografia e, quando indicato, ecografia possono essere utilizzate per migliorare la localizzazione dei muscoli; l’ipertrattamento può produrre un aspetto eccessivamente paralizzato.
Una recente revisione sistematica sulla paralisi periferica del facciale, comprendente 13 studi e 1.821 pazienti, ha confermato l’efficacia della BoNT-A nel ridurre sinchinesie e ipertono e nel migliorare la simmetria, sottolineando però l’eterogeneità dei protocolli di dosaggio e delle sedi di iniezione.
Quanta tossina botulinica viene utilizzata?
Questa è una delle domande più frequenti, ma anche una delle più difficili da ridurre a un unico numero.
Le unità delle diverse formulazioni di tossina botulinica non sono intercambiabili direttamente.
Botox® (onabotulinumtoxinA), Dysport® (abobotulinumtoxinA) e Xeomin® (incobotulinumtoxinA) possiedono differenti unità biologiche e non deve essere applicata una conversione matematica automatica tra i prodotti.
Nella presentazione EACMFS 2026 vengono riportati, come riferimento della letteratura esaminata, intervalli indicativi per gruppi muscolari di:
| Formulazione | Intervallo riportato nella presentazione |
|---|---|
| OnabotulinumtoxinA | circa 20–60 U per gruppo muscolare |
| AbobotulinumtoxinA | circa 50–150 U |
| IncobotulinumtoxinA | circa 16–40 U |
La stessa presentazione sottolinea tuttavia che la strategia deve essere personalizzata.
La letteratura conferma questa variabilità: la revisione sistematica di de Jongh e colleghi ha rilevato differenze considerevoli tra studi nelle dosi, nei muscoli trattati e negli intervalli tra le sedute, senza riuscire a definire un rapporto universale tra dose, sede di iniezione e risultato.
Per questo motivo una dose riportata in un articolo scientifico non deve essere interpretata come prescrizione valida per ogni paziente.
Si può trattare anche il lato sano?
Sì, in pazienti selezionati.
È uno degli aspetti più interessanti della moderna terapia della paralisi facciale.
Immaginiamo un paziente con:
-
lato paralizzato ipotonico;
-
lato sano molto attivo;
-
sorriso deviato;
-
contrazione eccessiva del lato sano durante l’espressione facciale.
In questo caso ridurre selettivamente l’attività di alcuni muscoli del lato sano può migliorare la simmetria complessiva.
La revisione del 2026 sulla paralisi periferica distingue infatti due strategie: trattamento del lato colpito principalmente per la sinchinesia e trattamento controlaterale per ridurre l’ipertono e riequilibrare il volto.
Non significa però che debba essere trattato automaticamente il lato sano.
Il trattamento deve essere guidato dall’analisi dinamica del volto.
Tossina botulinica e fisioterapia: meglio insieme?
In molti casi sì.
La tossina botulinica può ridurre temporaneamente l’attività dei muscoli che interferiscono con il movimento desiderato. Questo può creare una sorta di “finestra terapeutica” durante la quale il paziente riesce a eseguire meglio gli esercizi di rieducazione neuromuscolare.
Il trattamento riabilitativo può comprendere:
-
esercizi di controllo selettivo del movimento;
-
neuromuscular retraining;
-
biofeedback;
-
esercizi davanti allo specchio;
-
tecniche di rilassamento;
-
in casi selezionati, biofeedback elettromiografico.
Le raccomandazioni internazionali considerano il facial training il trattamento di base della sinchinesia, con la tossina botulinica come trattamento successivo o complementare.
La combinazione può quindi essere più razionale del semplice ricorso periodico alla tossina.
L’obiettivo non è soltanto “muovere meno” un muscolo, ma insegnare nuovamente al sistema nervoso a utilizzare in maniera più selettiva i muscoli del volto.
Quanto dura l’effetto?
L’effetto della tossina botulinica è temporaneo.
Nella sinchinesia facciale la durata media riportata in letteratura è generalmente di circa 3–4 mesi, anche se esiste una notevole variabilità individuale.
Una revisione del 2025 sull’asimmetria dopo paralisi facciale ha riportato effetti clinici generalmente osservabili entro pochi giorni o settimane, con una durata nell’ordine di circa quattro mesi.
Il paziente deve quindi essere informato che:
la tossina botulinica non è normalmente un trattamento definitivo.
Le sedute vengono ripetute quando l’effetto si riduce e quando il beneficio clinico giustifica una nuova infiltrazione.
Le raccomandazioni internazionali suggeriscono generalmente di non effettuare le sedute a intervalli inferiori a circa quattro mesi nella gestione della sinchinesia, salvo specifiche valutazioni cliniche.
Il trattamento deve essere sempre uguale?
No.
Anzi, una delle caratteristiche della moderna terapia della sinchinesia è la sua progressiva personalizzazione.
Alla prima seduta è spesso prudente utilizzare un approccio conservativo.
Successivamente il medico valuta:
-
quali muscoli hanno risposto;
-
quali movimenti sono migliorati;
-
quali effetti indesiderati sono comparsi;
-
quanto è durato il beneficio;
-
se il sorriso è migliorato;
-
se la chiusura dell’occhio è migliorata;
-
se persiste ipertono;
-
se sono necessari ulteriori muscoli da trattare.
La dose e le sedi possono quindi essere modificate progressivamente.
La letteratura più recente insiste proprio sulla necessità di un trattamento patient-tailored, perché la variabilità anatomica e funzionale dei pazienti rende difficile costruire un protocollo unico.
Quali risultati può ottenere?
Gli obiettivi possono essere diversi da paziente a paziente.
Obiettivi estetici
-
maggiore simmetria a riposo;
-
sorriso più equilibrato;
-
riduzione dell’iperattività del lato sano;
-
minore contrazione involontaria;
-
migliore armonia della parte inferiore del volto.
Obiettivi funzionali
-
riduzione della chiusura involontaria dell’occhio durante il sorriso;
-
migliore controllo dei movimenti facciali;
-
riduzione dell’ipertono;
-
diminuzione degli spasmi;
-
miglioramento della coordinazione tra occhio e bocca.
Obiettivi sulla qualità di vita
La paralisi facciale non è soltanto un problema estetico.
Il volto rappresenta uno dei principali strumenti della comunicazione non verbale. Un sorriso asimmetrico o una contrazione involontaria dell’occhio possono influenzare la comunicazione, le relazioni sociali e la percezione che il paziente ha di sé.
Gli studi disponibili riportano miglioramenti non soltanto dell’aspetto, ma anche degli outcome riferiti direttamente dai pazienti.
Quali sono gli effetti collaterali?
La tossina botulinica è generalmente ben tollerata quando viene utilizzata da un medico esperto nell’anatomia e nella fisiopatologia del volto.
Gli effetti indesiderati sono prevalentemente locali e dipendono soprattutto da dose, sede e tecnica di iniezione.
Tra quelli possibili:
-
dolore o piccolo ematoma nel punto di iniezione;
-
eccessiva debolezza del muscolo trattato;
-
ptosi palpebrale;
-
difficoltà temporanea nella chiusura dell’occhio;
-
secchezza oculare;
-
diplopia in casi selezionati;
-
alterazioni temporanee del sorriso;
-
difficoltà nel parlare o nel movimento delle labbra se vengono trattati eccessivamente i muscoli periorali.
Una revisione degli effetti avversi della tossina botulinica applicata al volto ha identificato la ptosi palpebrale tra gli eventi avversi più frequentemente descritti, mentre le revisioni specifiche sulla sinchinesia sottolineano soprattutto la relazione tra eventi indesiderati, sede e quantità di tossina utilizzata.
Nella presentazione EACMFS 2026 viene inoltre sottolineata l’importanza del rispetto delle cosiddette safety zones e dell’utilizzo di dosaggi prudenti.
Esistono controindicazioni?
La decisione deve essere individualizzata.
Particolare cautela è necessaria nei pazienti con:
-
disturbi della trasmissione neuromuscolare, come la miastenia gravis;
-
precedente reazione significativa alla tossina;
-
infezione nella sede prevista per l’iniezione;
-
condizioni o terapie che possono potenziare il blocco neuromuscolare.
Anche alcuni farmaci, in particolare gli aminoglicosidi, possono potenzialmente potenziare l’effetto della tossina e devono essere considerati nella valutazione clinica.
Per quanto riguarda la gravidanza, è importante non trasformare in una regola assoluta ciò che deriva dalla scarsità di dati: l’uso della tossina botulinica in gravidanza non è generalmente raccomandato in assenza di una chiara necessità clinica e di dati sufficienti sulla sicurezza. La presentazione fornita la inserisce tra le condizioni da evitare, ma nella pratica clinica la decisione deve essere riferita alla specifica formulazione, alle informazioni regolatorie aggiornate e al rapporto beneficio/rischio individuale.

Che cosa sono gli anticorpi neutralizzanti?
Con trattamenti ripetuti, una piccola parte dei pazienti può sviluppare anticorpi neutralizzanti capaci di ridurre la risposta alla tossina.
È un fenomeno relativamente poco frequente nell’impiego moderno delle formulazioni di BoNT-A, ma deve essere considerato quando un paziente che aveva ottenuto buoni risultati perde progressivamente la risposta nonostante una corretta tecnica.
La presentazione EACMFS 2026 riporta una frequenza stimata di anticorpi neutralizzanti del 10–15% nei trattamenti ripetuti, ma questo dato deve essere interpretato con cautela perché la reale prevalenza dipende dalla popolazione, dalla formulazione, dalle dosi cumulative, dagli intervalli e dai metodi utilizzati per identificare gli anticorpi.
Non è quindi corretto concludere automaticamente che la mancata risposta sia dovuta a immunogenicità: prima devono essere rivalutati diagnosi, muscoli trattati, dose, tecnica e obiettivo terapeutico.
La tossina può essere utilizzata anche per le “lacrime di coccodrillo”?
Sì.
Una particolare sequela della paralisi del nervo facciale è la lacrimazione gustatoria, chiamata anche crocodile tears syndrome.
Il paziente presenta una lacrimazione involontaria durante la masticazione o quando mangia.
Il fenomeno deriva da una rigenerazione aberrante delle fibre del nervo facciale: fibre destinate alla secrezione salivare possono finire per stimolare la ghiandola lacrimale.
In questo caso la tossina può essere iniettata nella ghiandola lacrimale, riducendo temporaneamente la secrezione.
La letteratura comprende anche casi clinici nei quali l’iniezione di BoNT-A ha prodotto una marcata riduzione della lacrimazione gustatoria per diversi mesi. In una serie recente di due pazienti trattati con incobotulinumtoxinA, dosi di 5–16 U hanno determinato la risoluzione del sintomo; a 16 U è stata osservata ptosi e diplopia transitorie, mentre dosi inferiori sono state prive di tali effetti nei due casi descritti.
Si tratta quindi di un’indicazione specifica e diversa dal trattamento delle sinchinesie motorie.
Quando la tossina non è sufficiente?
La BoNT-A è estremamente utile, ma non può risolvere ogni forma di paralisi facciale.
In presenza di una paralisi flaccida permanente, senza recupero funzionale sufficiente, possono essere necessari percorsi di rianimazione facciale chirurgica.
Le opzioni possono comprendere, in pazienti selezionati:
-
trasferimenti nervosi;
-
innesti nervosi;
-
cross-face nerve graft;
-
trasferimento del nervo masseterino;
-
trasferimento di muscolo gracile;
-
procedure di sospensione statica;
-
neurectomie selettive;
-
miotomie o miectomie selettive.
La scelta dipende soprattutto da:
-
durata della paralisi;
-
integrità dei nervi e dei muscoli;
-
età biologica;
-
causa della paralisi;
-
presenza di sinchinesia;
-
qualità della funzione residua;
-
obiettivi del paziente.
La presentazione EACMFS 2026 propone una sorta di percorso terapeutico progressivo, nel quale riabilitazione e tossina botulinica rappresentano una fase iniziale, mentre neurectomia selettiva e procedure di rianimazione microchirurgica possono essere considerate nei casi resistenti o irreversibili.
Tossina botulinica o chirurgia?
Non sono necessariamente trattamenti alternativi.
In alcuni pazienti possono essere complementari.
La tossina è:
-
reversibile;
-
modulabile;
-
ripetibile;
-
utile per testare quali muscoli contribuiscano maggiormente all’asimmetria;
-
particolarmente adatta alla gestione delle sinchinesie.
La chirurgia può invece essere presa in considerazione quando:
-
il quadro è stabilizzato;
-
la disfunzione è importante;
-
il paziente non desidera trattamenti ripetuti;
-
la risposta alla riabilitazione e alla tossina è insufficiente;
-
esiste un’indicazione specifica a una procedura di rianimazione o di riduzione permanente della sinchinesia.
Le raccomandazioni internazionali sottolineano che la chirurgia deve generalmente essere riservata ai casi selezionati dopo trattamento riabilitativo e/o con tossina botulinica non sufficientemente efficace.
Che cosa dicono complessivamente gli studi più recenti?
La direzione della letteratura è abbastanza coerente su un punto: la tossina botulinica è oggi un trattamento consolidato delle sequele della paralisi facciale, soprattutto sinchinesia, ipertono e asimmetria, ma non esiste ancora un protocollo universalmente standardizzato.
La metanalisi del 2023 ha incluso 34 studi e 1.314 pazienti e ha evidenziato un miglioramento significativo dei sintomi riferiti dai pazienti, pur sottolineando l’eterogeneità dei protocolli.
La scoping review del 2024 conferma che la maggior parte della letteratura si concentra sulla chemodenervazione con BoNT-A, ma evidenzia che molti studi sono osservazionali e che la grande variabilità delle manifestazioni cliniche rende difficile confrontare direttamente i protocolli.
Le revisioni pubblicate nel 2025 e nel 2026 confermano complessivamente miglioramenti della simmetria, riduzione delle sinchinesie e dell’ipertono e miglioramento degli outcome riferiti dai pazienti, con eventi avversi generalmente lievi e transitori. Allo stesso tempo, gli autori sottolineano la necessità di ulteriori studi randomizzati e di protocolli più omogenei.
Questo è probabilmente il modo più corretto di interpretare le evidenze attuali:
la tossina botulinica è una terapia efficace e ben consolidata per molte sequele della paralisi facciale, ma il trattamento deve essere altamente personalizzato e inserito in un percorso riabilitativo multidisciplinare.
Il ruolo della valutazione specialistica
La qualità del risultato dipende in larga misura dalla diagnosi funzionale prima dell’iniezione.
Non è sufficiente osservare che “un lato del viso è più contratto”.
È necessario analizzare il volto:
-
a riposo;
-
durante il sorriso;
-
durante la chiusura degli occhi;
-
durante il sollevamento delle sopracciglia;
-
durante il movimento delle labbra;
-
durante il serramento o altre espressioni;
-
durante la fonazione;
-
durante movimenti combinati.
È inoltre utile documentare il quadro con fotografie e video standardizzati e, nei casi selezionati, utilizzare scale cliniche validate e valutazioni elettrofisiologiche.
L’International Head and Neck Scientific Group raccomanda infatti una valutazione standardizzata della sinchinesia, associata quando indicato a strumenti di outcome riferiti dal paziente ed esami elettrofisiologici.
Questo consente di trasformare la terapia da una semplice “iniezione di Botox” in una vera strategia di riabilitazione neuromuscolare personalizzata.
Un trattamento efficace, ma non semplicemente estetico
La tossina botulinica viene spesso associata alla medicina estetica. Nella paralisi del nervo facciale il suo significato è però profondamente diverso.
Il medico non cerca semplicemente di ridurre una ruga.
L’obiettivo è modificare selettivamente un’alterazione patologica della contrazione muscolare.
Può significare:
-
far chiudere meno involontariamente un occhio;
-
ridurre una contrazione dolorosa;
-
migliorare un sorriso;
-
ridurre un’asimmetria;
-
controllare un platisma iperattivo;
-
diminuire uno spasmo;
-
facilitare il lavoro della riabilitazione;
-
migliorare la qualità della vita.
Per questo motivo il trattamento della paralisi facciale con tossina botulinica dovrebbe essere affidato a professionisti con competenza specifica nell’anatomia del nervo facciale, nella riabilitazione e nella chirurgia/rianimazione facciale, e non essere considerato una procedura estetica standardizzata.
In sintesi Tossina botulinica nella paralisi del nervo facciale
La tossina botulinica di tipo A rappresenta oggi uno strumento importante nel trattamento delle conseguenze della paralisi periferica del nervo facciale.
È particolarmente utile quando il paziente sviluppa sinchinesia, ipertono, ipercinesia o asimmetria dinamica dopo il recupero parziale del nervo.
Non rigenera il nervo e non sostituisce la chirurgia nei casi di paralisi flaccida irreversibile. Il suo valore consiste nella capacità di modulare selettivamente l’attività di specifici muscoli, spesso migliorando contemporaneamente funzione, simmetria e qualità di vita.
Il trattamento più efficace non consiste nella ricerca della dose più elevata, ma nella massima precisione possibile con la minima dose efficace, attraverso una valutazione dinamica del volto, un’accurata scelta dei muscoli e un follow-up progressivo.
Le evidenze più recenti sostengono l’impiego della BoNT-A soprattutto come parte di un percorso multidisciplinare, insieme alla riabilitazione neuromuscolare e, quando necessario, alle procedure chirurgiche di rianimazione o di trattamento delle sinchinesie.
Domande frequenti Tossina botulinica nella paralisi del nervo facciale
La tossina botulinica può curare definitivamente la paralisi del nervo facciale?
No. Non rigenera direttamente il nervo. È soprattutto un trattamento delle conseguenze della paralisi, come sinchinesia, ipertono, spasmi e asimmetria.
È utile nella paralisi di Bell?
Può avere un ruolo in pazienti selezionati, soprattutto per le conseguenze persistenti dopo il recupero. Nella fase acuta non rappresenta il trattamento standard della paralisi di Bell e le evidenze sono molto più limitate.
La tossina può migliorare il sorriso?
Sì, in pazienti selezionati. Riducendo l’attività dei muscoli che interferiscono con il movimento del sorriso è possibile ottenere una maggiore simmetria dinamica.
Può essere iniettata anche nel lato sano?
Sì. Quando esiste un’iperattività controlaterale significativa, il trattamento del lato sano può contribuire al riequilibrio del volto. Non è però indicato automaticamente in tutti i pazienti.
Quanto dura il risultato?
Generalmente alcuni mesi. Nella sinchinesia la durata media riportata è circa 3–4 mesi, con importanti differenze individuali.
La tossina botulinica deve essere associata alla fisioterapia?
Spesso sì. La riabilitazione neuromuscolare rappresenta la base del trattamento della sinchinesia e la tossina può essere utilizzata come trattamento complementare.
È possibile utilizzare la tossina per le lacrime di coccodrillo?
Sì. L’iniezione nella ghiandola lacrimale può ridurre la lacrimazione provocata dal cibo o dalla stimolazione gustativa.
Quando è necessario prendere in considerazione la chirurgia?
Quando la paralisi è irreversibile oppure quando una sinchinesia importante non risponde adeguatamente a riabilitazione e tossina botulinica. La scelta dipende dal tipo e dalla durata della lesione e dalla funzione residua.
Riferimenti scientifici essenziali
-
International Head and Neck Scientific Group. Pathogenesis, diagnosis and therapy of facial synkinesis: a systematic review and clinical practice recommendations. European Archives of Oto-Rhino-Laryngology.
-
de Jongh FW, et al. Botulinum toxin A treatment in facial palsy synkinesis: a systematic review and meta-analysis. European Archives of Oto-Rhino-Laryngology. 2023;280:1581–1592.
-
Zubler C, Punreddy A, Mayorga-Young D, et al. Approaches to the Management of Synkinesis: A Scoping Review. Facial Plastic Surgery. 2024;40:514–524.
-
Botulinum Toxin Injections to Manage Sequelae of Peripheral Facial Palsy. Toxins. 2024;16:161.
-
Makhdoom N, Chaudry AS, Wong ZY. The use of botulinum toxin to improve cosmesis in patients with facial asymmetry following facial palsy/synkinesis: A literature review. Journal of Plastic, Reconstructive & Aesthetic Surgery. 2025;100:187–204.
-
Yener A, Acharya V, Andrews P, et al. The Role of Botulinum Toxin A Neuromodulator in the Management of Synkinesis in Facial Palsy. Facial Plastic Surgery. 2025;41:395–400.
-
Botulinum toxin in peripheral facial paralysis: systematic review and rehabilitation perspectives. Revisione sistematica della letteratura, 13 studi e 1.821 pazienti.
-
Ibrahim R, et al. The efficacy of botulinum toxin treatment in facial palsy: A systematic review. Journal of Plastic, Reconstructive & Aesthetic Surgery. 2025/2026.
-
Botulinum toxin treatment of the buccinator muscle facial synkinesis: A systematic review. Journal of Plastic, Reconstructive & Aesthetic Surgery. 2023.
-
Crocodile tear syndrome treated with lacrimal gland incobotulinum toxin A injection: a report of two cases. Digital Journal of Ophthalmology. 2024.
Nota sulla presentazione utilizzata come base
La presentazione “Botulinum Toxin in Facial Nerve Paralysis – A Systematic Review of Literature”, predisposta per il Congresso EACMFS 2026, costituisce la guida principale dell’articolo e contiene le sezioni su fisiopatologia, indicazioni cliniche, trattamento riabilitativo e chirurgico, tecnica e dosaggio, sicurezza e conclusioni.
NOTE SULL’AUTORE
Dr. Luca Guarda Nardini è Medico Chirurgo, specializzato in Chirurgia Maxillo-Facciale, Otorinolaringoiatria e Odontostomatologia, con oltre 35 anni di esperienza clinica e scientifica.
È Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Maxillo-Facciale presso l’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso e Professore a contratto presso l’Università di Padova.
È riconosciuto tra i principali esperti italiani e internazionali nel trattamento delle disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare e dei disturbi cranio-facciali.
Il dr. Luca Guarda Nardini si occupa di chirurgia maxillo facciale per la risoluzione di problematiche complesse come il trattamento delle disfunzioni dell’articolazione mandibolare e la chirurgia orale.







